<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	>

<channel>
	<title>Tiziano Possamai</title>
	<atom:link href="http://www.tizianopossamai.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.tizianopossamai.com</link>
	<description>attività di Tiziano Possamai</description>
	<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 00:38:11 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.7.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>&#8220;il Piccolo&#8221;, 23 ottobre 2011</title>
		<link>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-23-ottobre-2011/</link>
		<comments>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-23-ottobre-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 12:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tizianopossamai.com/?p=3326</guid>
		<description><![CDATA[Quando il filosofo si trasforma in un dispensatore di idee che aiuta a fuggire dall&#8217;infelicità
Difficoltà di comunicazione? Ricerca di un significato da appiccicare al  mondo? Oggi potete consultare      privatamente un filosofo in nome  della “Philosophische Praxis”. Ovvero uno studio professionale nel quale  discutere     [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #00008b;"><strong><a href="http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2011/10/23/PR_73_01.html" target="_blank"><span style="color: #2f4f4f;">Quando il filosofo si trasforma in un dispensatore di idee che<span style="color: #2f4f4f;"> aiu</span></span><span style="color: #2f4f4f;">ta a fuggire dall&#8217;infelicità</span></a></strong></span></h3>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #333333;">Difficoltà di comunicazione? Ricerca di un significato da appiccicare al  mondo? Oggi potete consultare      privatamente un filosofo in nome  della “Philosophische Praxis”. Ovvero uno studio professionale nel quale  discutere      con lui di difficoltà esistenziali di ogni genere, da  affrontare con modalità proprie della filosofia. Questa almeno      è la  definizione che ne dà l’inventore Achenbach e poi Neri Pollastri, il  più noto consulente filosofico      del momento in Italia. Vengono un  po’ in mente quei poeti contemporanei che, delusi dalla perdita di una  dimensione      sociale, prestano la poesia alla musica per comunicare  con esibizioni da performer. La poesia, insomma, diventa qualcos’altro.       E la filosofia? Se è vero che il consulente filosofico non vuole  essere confuso con uno psicoterapeuta, non si capisce      dove  incasellare questi “colloqui” con persone in difficoltà esistenziali. Ed  è proprio qui che la filosofia      entra in campo nella sua più  semplice accezione: attivare un pensiero critico. Perché imparare a  pensare fa vivere      meglio. Ma è possibile farne una professione? «Il  punto è che se diventasse una vera professione l’elemento       filosofico sarebbe destinato a sbiadire», dice Pier Aldo Rovatti,  direttore dell’Osservatorio critico sulle pratiche      filosofiche. Il  suo Osservatorio ha proprio il compito di rivitalizzare l’elemento  filosofico. Una delle iniziative      in atto dallo scorso anno, attiva  al Club Zyp, sono i cicli seminariali, una specie di corsi di formazione  per consulenti.      Ma perché una persona afflitta da problemi  dovrebbe scegliere un filosofo? «Per esempio perché in questo modo      –  dice Rovatti – un individuo non si sente un “paziente”, non c’è odore  di terapia».      Oltre al fatto che se decidete di darvi a queste  sedute non sarete obbligati a praticarle per 5 anni, né a sdraiarvi       su un lettino. Ce lo racconta anche Aldo Castelpietra, triestino, che  ha conseguito il Master in counseling filosofico all’Università      di  Torino: «Come insegnava Wittgenstein – dice – la difficoltà di un  approccio filosofico non sta tanto      nel linguaggio, ma nel fatto che  implica un cambiamento della visione del mondo. E questo non è facile».  Effettivamente      cambiare i codici in un’epoca individualista è  piuttosto difficoltoso. Però facciamo un passo indietro. Di      cosa si  lamentano i consultanti? Perché non è affatto la stessa cosa  affliggersi per la vacuità del mondo o      investirsi invece nella  filosofia per rappezzare il proprio personale e indigeribile malessere:  «Le questioni solitamente      affrontate sono la solitudine, la  difficoltà di comunicazione». Il solito prezzo che il dottor Freud ci  aveva annunciato:      nevrosi in cambio di civiltà. Solo che a  guardarla da questa prospettiva, cioè da quella di una seduta con un  consulente      filosofico, si potrebbe anche pensare a uno spostamento  di analisi, non è tanto il mio io a essere esaminato, ma il mondo,       forse più il mondo che il mio io e capendo quindi i meccanismi del mondo  ecco che imparo a difendermene. «Però      attenzione alla filosofia  sapienziale», osserva un altro esperto, Tiziano Possamai, autore di  “Consulenza filosofica      e postmodernità” (Carocci). Possamai si è  dato alle pratiche per quattro anni e pare proprio il consulente       ideale, quello che ascolta e mette in dubbio ogni ruolo: «All’interno  delle sedute il lavoro critico deve essere      continuo, dove forse  emerge che il filosofo è un consultante, più che un consulente, portato  com’è a      chiedere e a chiedersi». È un po’ quello che afferma  Rovatti quando parla di una filosofia che non può      curare altro che  se stessa, in modo da disinfettarsi dalla presunzione di spacciare idee:  «Non è quello il filosofo      che vorremmo incontrare lì dentro – dice  Rovatti – ma quello in grado di allargare le nostre prospettive       senza appellarsi a una verità». E Aldo Castelpietra sintetizza così: «Il  consulente filosofico è      un po’ come il commercialista che ti fa  pagare meno tasse, si cerca insomma di far sborsare meno in termini di  stupidità      e infelicità». Un pochino di intento terapeutico c’è, un  cambiamento che serva a stare meglio, una variazione      che dovrebbe  darci un senso, ma la richiesta procede in modo inverso rispetto ad  altri metodi. Destabilizzarsi al posto di      rassicurarsi: d’altra  parte non si vede come uno sguardo filosofico potrebbe agire  diversamente. Insomma, siate un po’      più critici, siate un po’ meno  infelici…<br />
<strong>Mary B. Tolusso</strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-23-ottobre-2011/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;il Piccolo&#8221;, 23 ottobre 2011</title>
		<link>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-23-ottobre-2011-2/</link>
		<comments>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-23-ottobre-2011-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 12:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tizianopossamai.com/?p=3329</guid>
		<description><![CDATA[Mai perdere di vista il pensiero di Foucault
Pubblichiamo l’inizio del primo capitolo del saggio di Tiziano Possamai  “Consulenza filosofica e postmodernità”,      edito da Carocci.
Interrogarsi sul ruolo e sul significato di una pratica  come la consulenza filosofica      in relazione al suo contesto di  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><a href="http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2011/10/23/NZ_73_02.html" target="_blank"><strong><span style="color: #dc143c;"><span style="color: #008b8b;"><span style="color: #2f4f4f;">Mai perdere di vista il <span style="color: #2f4f4f;">pensi</span></span><span style="color: #2f4f4f;">ero di Fo</span></span><span style="color: #2f4f4f;">uc</span></span><span style="color: #2f4f4f;">ault</span></strong></a></span></h3>
<p><span style="color: #333333;">Pubblichiamo l’inizio del primo capitolo del saggio di Tiziano Possamai  “Consulenza filosofica e postmodernità”,      edito da Carocci.</span></p>
<p><span style="color: #333333;">Interrogarsi sul ruolo e sul significato di una pratica  come la consulenza filosofica      in relazione al suo contesto di  emergenza e ai soggetti che costituiscono e si costituiscono all’interno  di quel contesto      conduce innanzitutto a interrogarsi sulle  condizioni (storiche, sociali, psicologiche) che possono aver favorito  questo emergere.      La domanda che da subito si pone è la seguente: a  quale cultura e soggettività (cor)risponde una pratica come la       consulenza filosofica? Una domanda che richiede uno sguardo d’indagine  diverso rispetto a quello messo in campo, quantomeno      fino a questo  momento, dalla consulenza filosofica, impegnata perlopiù a  (rin)tracciare i propri spazi di movimento,      giustificare la propria  emergenza, produrre consenso, senza preoccuparsi troppo, ma questo si  sa è il limite –      e la forza – di ogni pratica, di riflettere sulle  proprie condizioni di possibilità e di produzione. E il cui referente       principale può essere proprio quel Michel Foucault che se da un lato  critica l’idea, tanto cara a una certa tradizione      filosofica, di un  “soggetto come fondamento, come nucleo centrale di ogni conoscenza”,  dall’altro non smette      di chiedersi “come si produce attraverso la  storia la costituzione di un soggetto che non è dato definitivamente,       che non è quello a partire da cui la verità arriva alla storia, ma di  un soggetto che si costituisce all’interno      stesso della storia, ed  è a ogni istante fondato e rifondato dalla storia”; e più precisamente  dalle pratiche      che la attraversano, a loro volta sempre  attraversate da reti più o meno ampie, visibili e articolate – quelle       che Foucault andando al di là delle grandi contrapposizioni  socioeconomiche chiamerà a un certo punto microfisiche      – di sapere e  di potere. Qui si apre un campo d’indagine più specifico all’interno  dell’ampia      prospettiva da cui siamo partiti, e cioè il ruolo della  consulenza filosofica nei confronti dei sistemi di sapere e di       potere (“regimi di veridizione” li chiama anche Foucault) in cui è a  vario titolo implicata. [...]<br />
<strong>Tiziano Possamai</strong></span></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-23-ottobre-2011-2/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;il Piccolo&#8221;, 28 ottobre 2010</title>
		<link>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-28-ottobre-2010/</link>
		<comments>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-28-ottobre-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 11:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tizianopossamai.com/?p=3255</guid>
		<description><![CDATA[Se il filosofo diventa una sorta di bussola per capire il mondo
L&#8217;Osservatorio Critico sulla Consulenza Filosofica e il Laboratorio di  Filosofia Contemporanea inaugurano tre cicli seminariali      intorno al  tema “Quale filosofia per le pratiche?”. Domani, dalle 16 alle 18.30,  al Club Zyp di via delle Beccherie  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2010/10/28/GO_26_SPAL.html" target="_blank"><span style="color: #2f4f4f;"><strong>Se il filosofo diventa una sorta di bussola per capire il mondo</strong></span></a></h3>
<p><span style="color: #333333;">L&#8217;Osservatorio Critico sulla Consulenza Filosofica e il Laboratorio di  Filosofia Contemporanea inaugurano tre cicli seminariali      intorno al  tema “Quale filosofia per le pratiche?”. Domani, dalle 16 alle 18.30,  al Club Zyp di via delle Beccherie      a Trieste parte il primo ciclo, a  cadenza quindicinale e dedicato al tema del gioco in relazione a  Gregory Bateson; seguiranno,      tra gennaio e febbraio, il secondo  ciclo (sul potere e Michel Foucault) e, tra marzo e aprile, il terzo sul  tema della linea      di fuga e Gilles Deleuze.<br />
I cicli seminariali  sono coordinati dal presidente del Laboratorio Pier Aldo Rovatti e  verranno      condotti, rispettivamente, da Massimiliano Nicoli, Tiziano  Possamai e Damiano Cantone.<br />
I temi che ruotano intorno alle       pratiche filosofiche accompagnano il dibattito contemporaneo da tre  decenni, quando il filosofo tedesco Achenbach propose      la figura del  “filosofo professionista”; fin da principio questa figura veniva tenuta  lontana dalle scienze mediche,      dalle tecniche psicoanalitiche e  dal mondo della terapia in generale; non si trattava di risolvere  problemi, ma di offrire      strumenti in grado di aiutare i consultanti  a riesaminare criticamente le loro visioni del mondo.<br />
In questi  trent&#8217;anni      il dibattito si è allargato a livello globale attraverso  i lavori di Ran Lahav e Schlomit Schuster, divenendo sempre      più  articolato e interessando anche l&#8217;Italia con la formazione di gruppi  spontanei e la proliferazione di master universitari,      e richiamando  l&#8217;attenzione di figure di primo piano come Cacciari, Galimberti,  Pollastri e lo stesso Rovatti, promotore con      l&#8217;Osservatorio critico  del convegno “Pratiche filosofiche” tenutosi nel dicembre 1008 alla  Stazione Marittima di      Trieste.<br />
“Quale filosofia per le pratiche”  prende le mosse dalla considerazione che sia proprio e ancora una       volta la filosofia a intessere il filo di queste problematiche, che non  sono connesse esclusivamente al mondo della consulenza:      quel  “riesame critico delle proprie visioni del mondo” deve riguardare anche  gli addetti ai lavori, predisponendoli      all&#8217;apertura delle  contraddizioni e dei paradossi che inevitabilmente incontrano le loro  proposte.<br />
Solo in questo modo      è possibile restituire alla parola  filosofia un contenuto che la renda meno astratta e sfuggente; e il suo  possibile      impiego non solo in ambito consulenziale, ma anche in  quello assistenziale, in quello lavorativo, in quello educativo e  scolastico      ecc. Ma come è possibile saper riconoscere questa  filosofia pratica, capace di prendersi cura delle questioni della vita       quotidiana, capace di mirare a un comportamento, a un atteggiamento  critico senza perdersi nell&#8217;accademico o nel pensiero      fine a sé  stesso?<br />
Saranno gli incontri stessi a rispondere a queste domande,  suggerendo attraverso i temi del gioco,      del potere e della linea di  fuga alcune figure e parole chiave capaci di orientare i partecipanti  nel panorama contemporaneo      delle pratiche filosofiche e della  filosofia pratica: secondo Rovatti «prelevare dal territorio della  filosofia a proprio      piacere non è sempre un fatto virtuoso. Bisogna  lavorare insieme per costruire una sorta di bussola, uno strumento di       orientamento reale con punti fermi di ordine etico e politico. Non  tutta la filosofia si presta a un simile lavoro, il quale,      inoltre,  può nascere solo da uno scambio con le esigenze e i bisogni specifici  di riflessione che emergono dalle pratiche      stesse».</span><br />
<span style="color: #333333;"><strong>Marco Galati Garritto </strong></span></p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-28-ottobre-2010/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Corriere della Sera&#8221;, 21 gennaio 2010</title>
		<link>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/corriere-della-sera-21-gennaio-2010/</link>
		<comments>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/corriere-della-sera-21-gennaio-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 11:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tizianopossamai.com/?p=3319</guid>
		<description><![CDATA[Gregory bateson e il &#8220;doppio vincolo&#8221;
Il Circolo Bateson invita alla presentazione del libro &#8220;Dove il pensiero esita. Gregory Bateson e il doppio vincolo&#8221;, di Tiziano Possamai, Edizioni Ombre corte. Intervengono Rosalba Conserva, Ermelinda Fuxa, Claudio Tosi, Vincent Kenny.
Centro Culturale Libreria Bibli, via dei Fienaroli 28 Roma.


]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;"><span style="color: #2f4f4f;"><strong>Gregory bateson e il &#8220;doppio vincolo&#8221;</strong></span></h3>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #333333;">Il Circolo Bateson invita alla presentazione del libro &#8220;Dove il pensiero esita. Gregory Bateson e il doppio vincolo&#8221;, di Tiziano Possamai, Edizioni Ombre corte. Intervengono Rosalba Conserva, Ermelinda Fuxa, Claudio Tosi, Vincent Kenny.<br />
Centro Culturale Libreria Bibli, via dei Fienaroli 28 Roma.</span></p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/corriere-della-sera-21-gennaio-2010/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;l&#8217;Adige&#8221;, 19 gennaio 2010</title>
		<link>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/ladige-19-gennaio-2010/</link>
		<comments>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/ladige-19-gennaio-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 11:43:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[consulenza filosofica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tizianopossamai.com/?p=3314</guid>
		<description><![CDATA[Incontro sulle teorie di Gregory Bateson
Biblioteca di via Roma 55. Tiziano Possamai presenta il suo libro &#8220;Dove il pensiero esita: Gregory Bateson e il doppio vincolo&#8221;.
Con Maria Luisa Martini. Analisi della teoria del &#8220;doppio vincolo&#8221; elaborata dall&#8217;antropologo inglese Gregory Bateson (foto) per
comprendere in termini non solo organici il disagio mentale, tra filosofia e psichiatria.


]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #2f4f4f;"><strong>Incontro sulle teorie di Gregory Bateson</strong></span></h3>
<p><span style="color: #333333;">Biblioteca di via Roma 55. Tiziano Possamai presenta il suo libro &#8220;Dove il pensiero esita: Gregory Bateson e il doppio vincolo&#8221;.<br />
Con Maria Luisa Martini. Analisi della teoria del &#8220;doppio vincolo&#8221; elaborata dall&#8217;antropologo inglese Gregory Bateson (foto) per<br />
comprendere in termini non solo organici il disagio mentale, tra filosofia e psichiatria.</span></p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/ladige-19-gennaio-2010/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;il Trentino&#8221;, 17 gennaio 2010</title>
		<link>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-trentino-17-gennaio-2010/</link>
		<comments>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-trentino-17-gennaio-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 11:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tizianopossamai.com/?p=3246</guid>
		<description><![CDATA[La comunicazione secondo Bateson
Un incontro dedicato alla comunicazione secondo Bateson. E’  l’appuntamento del 19 gennaio, alle ore 17.30,
alla Sala degli  affreschi della Biblioteca comunale di Trento.

Sarà presentato  un saggio di recente pubblicazione      sul pensiero di Gregory Bateson  dal titolo «Dove il pensiero esita. Gregory Bateson e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #2f4f4f;"><strong>La comunicazione secondo Bateson</strong></span></h3>
<p><span style="color: #333333;"><strong>U</strong><strong>n incontro dedicato alla comunicazione secondo Bateson. E’  l’appuntamento del 19 gennaio, alle ore 17.30,<br />
alla Sala degli  affreschi della Biblioteca comunale di Trento.<br />
</strong></span></p>
<p><span style="color: #333333;">Sarà presentato  un saggio di recente pubblicazione      sul pensiero di Gregory Bateson  dal titolo «Dove il pensiero esita. Gregory Bateson e il “doppio  vincolo”».      Parteciperà anche l’autore, Tiziano Possamai, giovane  ricercatore in Filosofia contemporanea all’Università      di Trieste e  collaboratore della rivista «aut aut». L’opera di Gregory Bateson è  ricca di numerosi      spunti di riflessione per la realtà  contemporanea. Pensatore tra i più originali del Novecento, estese la  sua      ricerca in molti campi del sapere, a partire tuttavia da un  centro unificatore costituito dal suo interesse per la comunicazione.       Non a caso la sua notorietà è legata soprattutto al concetto di  “doppio vincolo” che Bateson elaborò      nei primi anni Cinquanta e che  trovò importanti applicazioni nel campo della psicoterapia, poiché  permise un      nuovo approccio allo studio della schizofrenia e ispirò  l’impostazione della psicoterapia relazionale e sistemica      della  Scuola di Palo Alto. Il “doppio vincolo” infatti è una modalità distorta  delle relazioni comunicative      e si presenta come un paradosso  all’analisi chiarificatrice del pensiero logico, ma si produce di  frequente a causa della      complessità e della stratificazione dei  messaggi in atto nella comunicazione quotidiana. Quando questa modalità       discorsiva distorta caratterizza in modo persistente le relazioni  interpersonali, e in particolare quelle affettive all’interno      di un  nucleo familiare, si produce una sorta di collasso della capacità  comunicativa, fonte di disagio, se non di vera      e propria patologia  psichica. La “vittima” del doppio vincolo riceve ripetutamente messaggi  contraddittori o ingiunzioni      di carattere paradossale, che  producono un effetto di disorientamento nella capacità di discriminare i  messaggi, rendendo      insensato lo stesso tentativo di comunicare.<br />
L’attenzione incentrata sulle relazioni discorsive permette a       Bateson di far luce sulle modalità di interazione linguistica e di  comprendere l’influenza esercitata dal contesto      e dai numerosi  elementi impliciti sui contenuti realmente espressi nei processi  comunicativi quotidiani. L’opera di Bateson      offre dunque importanti  spunti di riflessione anche alle pratiche filosofiche, e in particolare  alla consulenza filosofica,      che si propone l’ampliamento della  consapevolezza di sé e una più profonda comprensione delle modalità       con cui costruiamo le nostre relazioni interpersonali. L’incontro in  biblioteca, infatti, è promosso dalla sezione      trentina  dall’Associazione italiana per la Consulenza filosofica Phronesis  (www.phronesis.info), che apre con quest’iniziativa      il percorso di  formazione in pratica filosofica, che permette di acquisire il titolo di  “consulente filosofico Phronesis”.</span></p>
<p><span style="color: #333333;">Tiziano Possamai<br />
<em>Dove il pensiero esita. Gregory Bateson e il “doppio vincolo”</em></span> <span style="color: #333333;">, Ombre corte, Verona      2009, pp. 170, euro 15,00</span></p>
<p><span style="color: #333333;"><strong>Maria Luisa Martini</strong></span></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-trentino-17-gennaio-2010/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;il Piccolo&#8221;, 4 gennaio 2010</title>
		<link>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-4-gennaio-2010/</link>
		<comments>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-4-gennaio-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 11:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tizianopossamai.com/?p=3250</guid>
		<description><![CDATA[Quando il filosofo decide di scendere in campo e si inventa consulente

Cosa posso sapere? Cosa devo fare? Cosa posso sperare? Sono le domande  che un certo signor Kant poneva nella “Critica      della ragion pura”.  Era il 1877. A rispondere si sono impegnate categorie precise: filosofi,  preti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong><span style="color: #2f4f4f;">Quando il filosofo decide di scendere in campo e si inventa consulente</span><br />
</strong></h3>
<p><span style="color: #333333;">Cosa posso sapere? Cosa devo fare? Cosa posso sperare? Sono le domande  che un certo signor Kant poneva nella “Critica      della ragion pura”.  Era il 1877. A rispondere si sono impegnate categorie precise: filosofi,  preti e poeti. Ma se gli      ultimi hanno desistito da decenni,  mascherando l’«infinito» con realtà più prosastiche, i primi,      in  qualche misura, ritornano al cuore del problema. Vero è che pure la  filosofia può esprimersi attraverso altro,      non è necessario  rimanere ancorati ai grandi quesiti. Oggi si fa filosofia anche parlando  di gioco, umorismo, desiderio.<br />
Sta      di fatto che a coniugare questo e quello ora ci sono le cosiddette “pratiche filosofiche”, di cui il <em>“Consulente      e filosofo” (Mimesis, pagg. 150, euro 13,00)</em> è il protagonista. Curato da<em> Pier Aldo Rovatti</em>,       il libro è il risultato di un convegno sul tema, realizzato  dall’Osservatorio critico sulle pratiche filosofiche,      che per chi  non lo sapesse ha sede proprio qui, a Trieste. Attualmente  l’Osservatorio è composto da Pier Paolo Casarin,      Annalisa Decarli,  Alessandra Giannelli, Gabriele Grosso, Massimiliano Nicoli, Tiziano  Possamai, Pier Aldo Rovatti e Francesca      Scarazzato.<br />
Ma chi è il  consulente filosofo? A parafrasare le parole potremmo risponderci che è  un individuo,      presumibilmente laureato in filosofia, a cui si  chiede una consulenza. Per cosa e per chi lo dicono i tanti interventi  registrati      nel libro, coniugati alle richieste di un singolo, di  un’azienda o di un’istituzione come la scuola. Ma attenzione,      non è  così semplice. Perché a mettersi in discussione è la filosofia stessa,  la quale, come scrive Possamai,      ha a che fare con una presa di  distanza – da se stessa e dalla realtà – indagando invero lo spazio del  simbolico.      Non semplicemente per portare alla coscienza un  problema, ma per esaminarlo al giusto grado di raffreddamento. Si indaga  quindi      proprio quella distanza che contraddistingue l’azione.  Malessere e benessere sono sempre dettati da rapporti di potere,      e  Foucault arriva dopo lo spazio di una pagina.<br />
Va da sé che ad andare  sotto esame è il potere della filosofia      stessa, il potere del  sapere e bla bla bla, del linguaggio e del filosofese. Peccato. Peccato  che per l’ennesima volta      la politica entri dalla porta principale,  quasi a perdere di vista il fuoco originario per inserire nel mirino  concetti come      “resistenza” e “governo”. Questione che prende quota  nella seconda parte, curata da Massimiliano Nicoli,      per il quale il  filosofo dovrebbe indossare il sombrero di Pancho Villa. E per quanto  Nicoli si spenda a negare un uso di      tali pratiche per eventuali  organizzazioni sindacali, il gergo usato tradisce un empito  rivoluzionario d’altri tempi.<br />
A      tirare le giuste somme, tra i  tanti interventi, quelli di Neri Pollastri restituiscono uno sguardo più  adatto al rilancio.      E non c’è dubbio, il nome da cliccare sarebbe  il suo, per una pratica filosofica mirata all’individuo, una       pratica che pratichi la “parresia”, e cioè il «mettersi in ascolto e  tentare di comprendere la tua diversità».      Perché altrimenti «smetto  di fare il filosofo e inizio a fare un lavoro strategico». Allo stesso  modo, dirottate      sull’azienda, convincono di più le pratiche di  Gabriele Grosso e Giorgio Giacometti. E in ogni caso, a prescindere       da scuole e idee, “Consulente e filosofo”, libro chiarissimo anche per i  non addetti, pare stare al centro di una      svolta, che mette in  crisi l’idea stessa di filosofia. Una sorta di scommessa epocale  sull’adeguatezza del “filosofare”.      Ché poi certe scienze stanno in  piedi proprio per la loro inutilità. Vedremo come andrà a finire.<br />
<strong>Mary      B. Tolusso </strong></span></p>
<div style="margin-top: 20px;"><strong><em><br />
</em></strong></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-4-gennaio-2010/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>www.pratichefilosofiche.it</title>
		<link>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/wwwpratichefilosoficheit-2/</link>
		<comments>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/wwwpratichefilosoficheit-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 10:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tizianopossamai.com/?p=3302</guid>
		<description><![CDATA[Recensione al volume di Tiziano Possamai, Dove il pensiero esita. Gregory Bateson e il &#8220;doppio vincolo&#8221;, ombre corte, Verona 2009



Gregory Bateson (1904-1980), pensatore tra i più originali del Novecento, è noto soprattutto per la teoria del double bind (doppio vincolo), che elaborò nei primi anni Cinquanta a partire dall’osservazione dei paradossi della comunicazione. Benché l’indagine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #2f4f4f;"><strong>Recensione al volume di Tiziano Possamai, <em>Dove il pensiero esita. Gregory Bateson e il &#8220;doppio vincolo&#8221;</em>, ombre corte, Verona 2009</strong></span></h3>
<p><!--[if gte mso 9]><xml> <w:WordDocument> <w:View>Normal</w:View> <w:Zoom>0</w:Zoom> <w:TrackMoves /> <w:TrackFormatting /> <w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone> <w:PunctuationKerning /> <w:ValidateAgainstSchemas /> <w:SaveIfXMLInvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid> <w:IgnoreMixedContent>false</w:IgnoreMixedContent> <w:AlwaysShowPlaceholderText>false</w:AlwaysShowPlaceholderText> <w:DoNotPromoteQF /> <w:LidThemeOther>IT</w:LidThemeOther> <w:LidThemeAsian>X-NONE</w:LidThemeAsian> <w:LidThemeComplexScript>X-NONE</w:LidThemeComplexScript> <w:Compatibility> <w:BreakWrappedTables /> <w:SnapToGridInCell /> <w:WrapTextWithPunct /> <w:UseAsianBreakRules /> <w:DontGrowAutofit /> <w:SplitPgBreakAndParaMark /> <w:DontVertAlignCellWithSp /> <w:DontBreakConstrainedForcedTables /> <w:DontVertAlignInTxbx /> <w:Word11KerningPairs /> <w:CachedColBalance /> </w:Compatibility> <w:BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w:BrowserLevel> <m:mathPr> <m:mathFont m:val="Cambria Math" /> <m:brkBin m:val="before" /> <m:brkBinSub m:val="&#45;-" /> <m:smallFrac m:val="off" /> <m:dispDef /> <m:lMargin m:val="0" /> <m:rMargin m:val="0" /> <m:defJc m:val="centerGroup" /> <m:wrapIndent m:val="1440" /> <m:intLim m:val="subSup" /> <m:naryLim m:val="undOvr" /> </m:mathPr></w:WordDocument> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> <w:LatentStyles DefLockedState="false" DefUnhideWhenUsed="true"   DefSemiHidden="true" DefQFormat="false" DefPriority="99"   LatentStyleCount="267"> <w:LsdException Locked="false" Priority="0" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Normal" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="heading 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 7" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 8" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="9" QFormat="true" Name="heading 9" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 7" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 8" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" Name="toc 9" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="35" QFormat="true" Name="caption" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="10" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Title" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="1" Name="Default Paragraph Font" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="11" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtitle" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="22" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Strong" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="20" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Emphasis" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="59" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Table Grid" /> <w:LsdException Locked="false" UnhideWhenUsed="false" Name="Placeholder Text" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="1" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="No Spacing" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" UnhideWhenUsed="false" Name="Revision" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="34" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="List Paragraph" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="29" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Quote" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="30" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Quote" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 1" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 2" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 3" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 4" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 5" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="60" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Shading Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="61" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light List Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="62" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Light Grid Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="63" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 1 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="64" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Shading 2 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="65" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 1 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="66" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium List 2 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="67" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 1 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="68" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 2 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="69" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Medium Grid 3 Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="70" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Dark List Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="71" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Shading Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="72" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful List Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="73" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" Name="Colorful Grid Accent 6" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="19" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtle Emphasis" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="21" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Emphasis" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="31" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Subtle Reference" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="32" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Intense Reference" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="33" SemiHidden="false"    UnhideWhenUsed="false" QFormat="true" Name="Book Title" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="37" Name="Bibliography" /> <w:LsdException Locked="false" Priority="39" QFormat="true" Name="TOC Heading" /> </w:LatentStyles> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 10]><br />
<mce:style><!   /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-priority:99; 	mso-style-qformat:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin-top:0cm; 	mso-para-margin-right:0cm; 	mso-para-margin-bottom:10.0pt; 	mso-para-margin-left:0cm; 	line-height:115%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:"Calibri","sans-serif"; 	mso-ascii-font-family:Calibri; 	mso-ascii-theme-font:minor-latin; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-theme-font:minor-fareast; 	mso-hansi-font-family:Calibri; 	mso-hansi-theme-font:minor-latin;} --></p>
<p><!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;">
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="color: #333333;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Gregory Bateson (1904-1980), pensatore tra i più originali del Novecento, è noto soprattutto per la teoria del </span><em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">double bind</span></em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;"> (doppio vincolo), che elaborò nei primi anni Cinquanta a partire dall’osservazione dei paradossi della comunicazione. Benché l’indagine di Bateson abbia spaziato in molti campi del sapere e abbia prodotto strumenti di analisi di grande interesse euristico, fu soprattutto il concetto di </span><em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">double bind</span></em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;"> a raggiungere in breve tempo notorietà, grazie alle sue applicazioni in psicoterapia. Formulato per la prima volta nel 1956 e divulgato con il saggio </span><em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Verso una teoria della schizofrenia</span></em><a name="_ftnref1"></a><a name="_ftnref1" href="#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">, </span><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">questo concetto si presentò inizialmente come una chiave di lettura capace di interpretare la malattia mentale, in particolare la schizofrenia, con parametri diversi rispetto alla psichiatria tradizionale e suscitò attenzione ispirando ulteriori studi e innovative applicazioni terapeutiche. La scuola più nota è senz’altro il Centro permanente di ricerca sulla psicoterapia sistemica – il Mental Research Institute - di Palo Alto<a name="_ftnref2"></a><a name="_ftnref2" href="#_ftn2"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[2]</span></span></span></a> che diede prosecuzione a questa impostazione elaborando percorsi di terapia familiare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="color: #333333;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Tuttavia, come sottolinea a più riprese Tiziano Possamai nel suo recente lavoro su Bateson (T. Possamai, </span><em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Dove il pensiero esita. Gregory Bateson e il “doppio vincolo”</span></em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">, ombre corte, Verona 2009), la stessa nozione di doppio vincolo rifiuta una precisa collocazione disciplinare, richiamando appunto l’attenzione sulla centralità della relazione, che non caratterizza solo la comunicazione interpersonale, ma ha una portata ben più ampia, di ordine ontologico, e assume in prima istanza una valenza critica radicale verso l’assetto tradizionale di tutte le scienze – non solo della psichiatria - che si fondano su un impianto dualistico, facendo «astrazione dalle relazioni e dalle esperienze di interazione<a name="_ftnref3"></a><a name="_ftnref3" href="#_ftn3"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[3]</span></span></span></a>». La ricerca di Bateson si muove fin dalle origini in direzione di una nuova epistemologia, capace di superare l’approccio riduzionistico e i dualismi propri di uno studio della realtà che per analizzare sa solo dividere: divide le scienze della natura dalle scienze dello spirito, divide l’oggetto di studio dal soggetto che indaga, il pensiero dalla natura, la mente dal corpo, l’intelletto dalle emozioni… Perde così la possibilità di vedere il contesto di ogni fenomeno e il campo di relazioni in atto. Perde, insomma, proprio ciò che permette di comprendere la struttura profonda del reale e le connessioni da cui le singolarità prendono vita.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="color: #333333;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Bateson pervenne alla consapevolezza di procedere verso una «nuova epistemologia» solo nell’ultima fase della sua ricerca, che trova espressione nelle opere degli anni Settanta (in particolare in </span><em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Verso un’ecologia della mente </span></em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">del 1972 e in </span><em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Mente e natura</span></em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;"> del 1979). Prima egli esplorò i campi più diversi del sapere, percorrendo un itinerario intellettuale del tutto singolare, reso coerente dal suo costante l’interesse per la rete relazionale che connette tra loro i fenomeni del mondo, dando intelligibilità alla complessità del reale. Dal </span><em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Bachelor </span></em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">a Cambridge in scienze naturali e dagli studi di biologia, egli passò all’etnologia e all’antropologia. Condusse ricerche in Nuova Guinea e a Bali assieme a Margareth Mead (che fu la sua prima moglie). La sua pubblicazione iniziale, </span><em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Naven</span></em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">, del 1936, espone i risultati delle ricerche sui rituali di travestimento della popolazione iatmul della Nuova Guinea. Negli anni Quaranta Bateson collabora con un gruppo interdisciplinare di ricerca che darà vita al nascente movimento cibernetico, occupandosi dei meccanismi di feedback nei sistemi biologici. Nel 1949 entra nel mondo psichiatrico, che studia secondo i parametri etnologici e con una attenzione particolare per la dimensione della comunicazione. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="color: #333333;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Questo sguardo laterale, che si colloca sempre da un punto di vista esterno rispetto a ogni specifico campo disciplinare, è peculiare della metodologia di Bateson (e secondo Possamai, «una delle componenti più attuali del suo pensiero»<a name="_ftnref4"></a><a name="_ftnref4" href="#_ftn4"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[4]</span></span></span></a>): si può leggere come uno ‘star fuori’ per poter essere dentro, nell’intenzione di superare ogni ‘dentro’ e ogni ‘fuori’, che in una prospettiva relazionale perdono i propri confini. Proprio tale approccio aprirà la strada all’intuizione del “doppio vincolo”, che andrà definendosi come un particolare tipo di comunicazione che presenta «una contraddizione non riconosciuta tra messaggi situati a livelli logici diversi». Nell’ambito delle relazioni interpersonali il doppio vincolo è un tipo di comunicazione distorta e paradossale; la ‘vittima’ del doppio vincolo riceve ripetutamente messaggi contraddittori o ingiunzioni di carattere paradossale. «Chi si trova in tale situazione, comunque si comporti, non può farcela»<a name="_ftnref5"></a><a name="_ftnref5" href="#_ftn5"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[5]</span></span></span></a>. La natura paralizzante del doppio vincolo è fonte, quando sia ripetuta nel tempo e all’interno di una relazione affettiva particolarmente significativa come quella genitoriale, di patologia psichica, perché produce un effetto di disorientamento, un vero e proprio ‘collasso’ della capacità di discriminare i messaggi, e rende insensato lo stesso tentativo di comunicare. La natura discrepante del doppio vincolo può essere illustrata ad esempio dall’ingiunzione «sii indipendente» (rivolta dal genitore al figlio) che contiene una richiesta intrinsecamente contraddittoria: se il figlio vuole obbedire, deve disobbedire, ma l’ingiunzione all’indipendenza è accompagnata da una implicita proibizione di prendere l’iniziativa (livello metacomunicativo). </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="color: #333333;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Bateson ha una prima intuizione della presenza del doppio vincolo osservando presso lo zoo di S. Francisco il comportamento degli animali in contesti di gioco. Queste ricerche compiute nei primi anni Cinquanta gli permettono di comprendere l’importanza del livello metacomunicativo, che determina il senso di un messaggio in riferimento al contesto: un morso, entro il contesto del gioco (e dunque grazie al meta-messaggio “Questo è un gioco”), assume tutto un altro significato rispetto a un contesto di lotta. Dal punto di vista logico, il segnale sul contesto che qualifica l’azione (“Questo è un gioco”) genera un paradosso, poiché viene prodotto un messaggio che nega ciò che nel contempo sta affermando (“Il mio morso non è un morso”)<a name="_ftnref6"></a><a name="_ftnref6" href="#_ftn6"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[6]</span></span></span></a>. Bateson esplora questi aspetti paradossali della comunicazione tramite la teoria dei tipi logici di B. Russell, che ingiunge la separazione tra i distinti livelli di astrazione che compongono un messaggio. Ma l’impiego degli strumenti logici non serve a Bateson per individuare errori formali, bensì per comprendere meglio la natura complessa della comunicazione, che si organizza su livelli diversi di senso e di per sé contiene sempre elementi paradossali. Applicando la teoria di Russell al linguaggio naturale, Bateson mette in luce come negli scambi quotidiani operino sempre simultaneamente livelli differenti di comunicazione: il paradosso, insomma, non è un errore logico da cancellare, ma una componente presente nei processi discorsivi. Se nel campo delle costruzioni logiche il paradosso annulla la validità di una proposizione, nel mondo reale non valgono le regole atemporali della logica e i paradossi (come le impertinenze logiche e i salti di livello) caratterizzano non solo il funzionamento del linguaggio, ma anche lo sviluppo degli organismi viventi<a name="_ftnref7"></a><a name="_ftnref7" href="#_ftn7"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[7]</span></span></span></a>. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="color: #333333;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Possamai mette in luce come Bateson operi sul paradosso in modo paradossale. Infatti egli conserva l’impianto ingiuntivo della teoria di Russell, facendo valere il principio di discontinuità tra livelli logici diversi; questo gli permette di veder meglio i meccanismi della comunicazione, scoprendo la relazione “meta” ed elaborando modelli scalari di interpretazione dei messaggi. Però non ne accoglie la validità nell’ambito della realtà vivente, dove i principi logici e gli strumenti quantitativi sono del tutto inadeguati<a name="_ftnref8"></a><a name="_ftnref8" href="#_ftn8"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[8]</span></span></span></a>. Un «miscuglio di logica e non logica, ordine e disordine, paradosso e linearità» che produce una duplice embricatura. La teoria del </span><em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">double bind</span></em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;"> non è dunque esplicativa solo dei paradossi della comunicazione e della schizofrenia, ma riflette la struttura stessa della nuova epistemologia di Bateson<a name="_ftnref9"></a><a name="_ftnref9" href="#_ftn9"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[9]</span></span></span></a>. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="color: #333333;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Ma, in modo ancora più radicale, la relazione del vincolo duplice e ricorsivo, che interseca a ogni livello la comunicazione tra i viventi e la espone sempre al paradosso logico e al fraintendimento, diventa alla fine l’immagine stessa del nostro esserci. Perché a monte di ogni messaggio è presente lo sforzo di rendere intelligibile il mondo che ci circonda e il tentativo di com-prenderne il senso; ma nessuna parola può presumere di esaurirlo, di raggiungere un compimento (infatti, come avverte Possamai, «il senso compiuto del messaggio non può che essere la fine del messaggio»<a name="_ftnref10"></a><a name="_ftnref10" href="#_ftn10"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[10]</span></span></span></a>). La nostra temporalità – lo insegna anche Gadamer – ci espone al bisogno di dire, di significare e di risignificare, non solo il mondo, ma anche la nostra stessa identità. A monte di ogni messaggio c’è anche il bisogno di entrare in relazione con l’altro. Come non c’è mai una discorso che racchiuda il senso in modo compiuto, così non c’è mai un dire singolo. Ogni parola è sempre una parola rivolta all’altro, nel desiderio di essere riconosciuti e nel rischio del misconoscimento e del fraintendimento. La comprensione dell’altro conferma il senso del mio dire, e sostiene entrambi nella ricerca di un’intesa. Tuttavia il paradosso e il malinteso (come già Schleiermacher per primo ha segnalato) preservano nella comunicazione la possibilità di parlare ancora, di ridescrivere il mondo e risignificare le relazioni umane.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="color: #333333;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Questo </span><em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">leit-motiv</span></em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;"> che percorre tutta l’opera di Bateson rivela una profonda sintonia con altre correnti della filosofa contemporanea, con i dialogici e con l’ontologia ermeneutica gadameriana. E forse possiamo trovare qui il lascito più fecondo del pensiero del Novecento: nell’esplorazione del linguaggio, nello studio delle modalità in cui prende forma la comunicazione interpersonale, con i processi di costruzione identitaria, individuale e collettiva, che avvengono negli scambi quotidiani.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="color: #333333;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Questa eredità è senz’altro feconda anche nel campo della pratica filosofica. Possamai fa parte dell’Osservatorio Critico sulle Pratiche Filosofiche di Trieste e ha pubblicato recentemente studi di analisi della comunicazione in questo campo<a name="_ftnref11"></a><a name="_ftnref11" href="#_ftn11"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[11]</span></span></span></a>. Forse non è inopportuno riattraversare questo suo saggio su Bateson alla ricerca di specifici </span><em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">pattern </span></em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">e di strumenti teorici che possano costituire un riferimento operativo per chi sta ‘dentro’ una filosofia praticata. Da questo punto di vista i testi di Bateson sono ricchi di insegnamenti preziosi, a cui è non solo opportuno, ma necessario attingere. Innanzitutto rendono consapevoli della molteplicità dei canali in cui avviene la comunicazione e della pluralità dei livelli logici su cui si struttura. In consulenza è indispensabile affinare la capacità di discriminare i messaggi e di comprenderne la complessità, per cercare di portare a chiarificazione nel colloquio tutti gli elementi impliciti e discrepanti. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="color: #333333;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Le diverse forme in cui in questi anni si sono declinate le pratiche filosofiche mostrano un comune denominatore: il linguaggio. Tuttavia bisogna riconoscere che non ha ancora avuto la necessaria attenzione lo studio delle risorse contenute nel linguaggio, in funzione dell’ampliamento della conoscenza di sé e dell’affinamento della capacità di relazione. Si stanno solo muovendo i primi passi in un campo che andrebbe invece puntualmente esplorato. Con un certo timore sono stati sperimentati strumenti tradizionalmente impiegati dalla retorica (con tutte le remore che l’idea di retorica porta con sé), come la metafora<a name="_ftnref12"></a><a name="_ftnref12" href="#_ftn12"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[12]</span></span></span></a>. Si è anche sperimentato come l’uso dell’analisi etimologica dei termini possa aiutare ad approfondire il colloquio e aprire nuovi orizzonti di senso<a name="_ftnref13"></a><a name="_ftnref13" href="#_ftn13"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[13]</span></span></span></a>; il discorso viene orientato al superamento delle </span><em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">empasse</span></em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;"> concettuali per trovare una nuova descrizione della situazione problematica che si sta analizzando. Credo che tutto questo rappresenti un importante affinamento delle competenze che un consulente deve possedere, un indispensabile bagaglio di conoscenze da mettere nella “cassetta degli attrezzi”. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="color: #333333;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Ma credo che vada esplorata anche la strada della complessità della comunicazione, acquisendo consapevolezza della pluralità dei livelli logici presenti nello scambio discorsivo. Il problema non è quello di trovare un implicito di cui l’ospite non è consapevole (come nell’approccio psicoterapeutico, dove, grazie a una teoria presupposta, la consapevolezza sta tutta dalla parte del terapeuta!). Si tratta di esplicitare insieme, attraverso un percorso di ricerca, le componenti comunicative, ragionando sia su quelle verbali esplicite, sia su quelle gestuali implicite, sia su aspetti paradossali (doppiovincolati) della comunicazione. Sotto questo punto di vista credo che sia molto utile la lezione di Bateson sul deuteroapprendimento, soprattutto il suo esame della relazione tra la struttura del carattere e i contesti di apprendimento (o, come lo chiama Bateson, l’Apprendimento 2). Ognuno di noi porta con sé una struttura profonda acquisita nel corso del tempo e nei contesti culturali in cui è vissuto, che ha forgiato gli schemi di relazione con la realtà circostante. In stretta analogia con le posizioni dell’ermeneutica filosofica contemporanea, e in particolare con l’analisi di Hans-Georg Gadamer<a name="_ftnref14"></a><a name="_ftnref14" href="#_ftn14"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[14]</span></span></span></a>, anche Bateson ritiene che nella nostra interpretazione del mondo sia più rilevante il bagaglio dei pregiudizi che abbiamo acquisito nel nostro ambiente di vita, che non la nostra capacità di discriminazione cosciente. E tale relazione si sviluppa in modo circolare, nel senso che le convinzioni acquisite determinano il nostro modo di vedere il mondo, ma trovano anche nel mondo conferma a sé stesse<a name="_ftnref15"></a><a name="_ftnref15" href="#_ftn15"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[15]</span></span></span></a>. Tale carattere di autoconvalidazione, che sembra rendere gli schemi acquisiti «quasi inestirpabili»<a name="_ftnref16"></a><a name="_ftnref16" href="#_ftn16"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[16]</span></span></span></a>, non viene avanzato (da Bateson come da Gadamer) per convalidare l’esistente, ma anzi per renderci consapevoli della forza inibente (e oscura) dei presupposti e per sollecitare il difficile compito di acquisirne consapevolezza. Compito in cui è fondamentale l’apporto critico dell’altro che, violando le nostre griglie logiche, ci sfida a confrontarci con un diverso pensiero, anche tramite l’impertinenza logica e il paradosso.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="color: #333333;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Forse allora l’articolo di Possamai su “aut aut” che indicava provocatoriamente nell’ospite la vera figura del ‘consulente filosofico’ perché è l’ospite a porre la domanda e a compiere il vero esercizio della filosofia, voleva invitarci ad avere sempre il coraggio di chiarificare innanzitutto i nostri paradossi personali, in quel compito di discernimento di sé che è lo scopo autentico di ogni pratica filosofica.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="color: #333333;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;"><strong>Maria Luisa Martini</strong><br />
</span></span></p>
<p class="MsoNormal">
<div>
<hr size="1" />
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> G. Bateson, D.D. Jackson, J. Haley e J. Weakland, <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Toward a Theory of Schizophrenia</span></em>, in “Behavioral Science”, 1, 4, 1956, trad.it. di G. Longo, «Verso una teoria della schizofrenia», in G. Bateson, <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Verso un’ecologia della mente</span></em>, Adelphi, Milano 1972, pp. 244-274. Il saggio è l’esito del lavoro di un gruppo interdisciplinare coordinato da Bateson, che nel corso degli anni Cinquanta condusse ricerche nel campo della comunicazione grazie a borse di studio di Fondazioni (la Rockfeller e la Macy Foundation), specializzandosi soprattutto nello studio dell’interazione interpersonale in riferimento alla genesi delle patologie psichiche.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn2">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn2" href="#_ftnref2"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[2]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> Il M.R.I. venne realizzato da D.D. Jackson nel 1959 a Palo Alto, dando applicazione della teoria del “doppio vincolo” nell’ambito della psicoterapia relazionale. Nel 1967 Jackson, assieme a Paul  Watzlawick e Janet Bevin, pubblicava il noto saggio <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Pragmatics of Human Communication</span></em>, trad. it. <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi</span></em>, Astrolabio, Roma 1971, che utilizzava le idee di Bateson, ampliandone le possibilità applicative. Bateson tuttavia contestò questa operazione che, a suo giudizio, impiegava la nozione di doppio vincolo in modo riduttivo e strumentale.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn3">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn3" href="#_ftnref3"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[3]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> G. Bateson, «Una descrizione formale delle idee esplicite, implicite e incorporate e delle loro forme d’interazione», 1976, in <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Una sacra unità. Altri passi verso un’ecologia della mente, </span></em>1991, trad. it. di G. Longo, pp. 293-301. L’intero passo recita: «L’epistemologia tradizionale , la cosiddetta “normalità”, resta sconcertata davanti al fatto che le “proprietà” sono soltanto differenze ed esistono solo in un contesto, solo nell’ambito di una relazione. Facciamo astrazione dalle relazioni e dalle esperienze d’interazione per creare “oggetti” e per corredarli di caratteristiche. Analogamente restiamo sbalorditi davanti alla proposizione che il nostro stesso carattere è reale solo nell’ambito delle relazioni. Facciamo astrazione dalle esperienze d’interazione e di differenza per creare un “sé”, che continuerà (sarà “reale” o cosale) anche senza relazioni. Sostenendo l’idea che anche le cose hanno un carattere solo grazie alle loro differenze e interazioni, si provoca una crisi epistemologica» (pp. 300-301).</span></span></p>
</div>
<div id="ftn4">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn4" href="#_ftnref4"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[4]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> Possamai, <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Dove il pensiero esita</span></em>, cit., p. 22.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn5">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn5" href="#_ftnref5"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[5]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> Bateson, <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Verso una teoria della schizofrenia</span></em>, cit.,  p. 244.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn6">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn6" href="#_ftnref6"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[6]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> E’ simile in questo al classico paradosso del mentitore di Eubulide di Mileto, che si produce nell’affermazione: «Sto mentendo», il cui contenuto di verità è indecidibile. Com’è noto, Russell tramite la teoria dei tipi logici, riuscì a risolvere simili paradossi operando una distinzione tra livelli concettuali diversi e stabilendo un ordine  gerarchico che segna una discontinuità dei livelli. Una classe non può dunque essere elemento di se stessa, poiché classi ed elementi appartengono a due livelli logici disomogenei.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn7">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn7" href="#_ftnref7"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[7]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> «La nostra tesi principale può essere riassunta in un’affermazione della necessità dei paradossi dell’astrazione. L’ipotesi che gli uomini potrebbero o dovrebbero obbedire alla Teoria dei Tipi logici nelle loro comunicazioni non sarebbe solo cattiva storia naturale […] Riteniamo viceversa che i paradossi dell’astrazione debbano intervenire in tutte le comunicazioni più complesse e che senza questi paradossi l’evoluzione della comunicazione si estinguerebbe» (G. Bateson, «Una teoria del gioco e della fantasia», in <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Verso un’ecologia della mente</span></em>, cit., p. 235).</span></span></p>
</div>
<div id="ftn8">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn8" href="#_ftnref8"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[8]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> «La logica  e la quantità si dimostrano strumenti inadeguati per descrivere gli organismi, le loro interazioni e la loro organizzazione interna» (G. Bateson, <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Mente e natura. Un’unità necessaria</span></em>, 1979, trad. it. di G. Longo, Adelphi, Milano 1984, p. 37).</span></span></p>
</div>
<div id="ftn9">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn9" href="#_ftnref9"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[9]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> «[…] l’originalità dell’opera di Bateson deve molto all’ “errore” (tipo)logico di avere, da un lato, in qualche misura creaturalizzato il mondo (non creaturale) della logica, dall’altro di aver trasferito le leggi della logica nella creatura, cioè di aver in qualche misura logicizzato il  mondo del vivente, che per sua natura non può rispettare tali leggi» (Possamai, <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Dove il pensiero esita</span></em>, cit., pp. 64-65).</span></span></p>
</div>
<div id="ftn10">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn10" href="#_ftnref10"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[10]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> Ivi, p. 135.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn11">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn11" href="#_ftnref11"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[11]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> T. Possamai, <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Scene di consulenza, </span></em>in “aut aut” 332, ott.-dic. 2006, pp. 67-84.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn12">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn12" href="#_ftnref12"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[12]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> Nel Seminario nazionale estivo di Phronesis sono stati presentati e discussi casi in cui il consulente ha utilizzato la metafora in senso euristico e non retorico: C. Basili, <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Un approccio poetico alla consulenza individuale </span></em>e G. Giacometti, <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Metaforicità e follia nel colloquio filosofico, </span></em>VII Seminario Nazionale di “Phronesis”, S. Felice sul Benaco, 16-19 luglio 2009.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn13">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn13" href="#_ftnref13"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[13]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> <a name="_ftn13"></a>Il caso già cit. di Basili è emblematico a questo proposito e mostra la potenza euristica della parola, se orientata (come la <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Erörterung </span></em>di Heidegger insegna) verso l’origine del senso. Su questo si veda anche il volume di V. Bijelic, <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Parole, prospettive e cambiamento</span></em>, Cieffepi Erga edizioni, Genova 2008.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn14">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn14" href="#_ftnref14"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[14]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> H.-G. Gadamer, <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Verità e metodo</span></em>, 1960, trad. it. di G. Vattimo, Bompiani, Milano 1983; di Gadamer si veda anche il volume che raccoglie le ultime riflessioni sul linguaggio, curato da D. Di Cesare, <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Linguaggio</span></em>, Laterza, Roma-Bari 2005.</span></span></p>
</div>
<div id="ftn15">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn15" href="#_ftnref15"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[15]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> Si veda soprattutto il saggio di G. Bateson, «Le categorie logiche dell’apprendimento», in <em><span style="font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">Verso un’ecologia della mente</span></em>, cit., p. 319-329  (“Apprendimento 2”).</span></span></p>
</div>
<div id="ftn16">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="color: #333333;"><a name="_ftn16" href="#_ftnref16"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 9pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;">[16]</span></span></span></span></a><span style="font-size: 9pt;"> Ivi, p. 329.</span></span></p>
<p class="MsoFootnoteText">
<p class="MsoFootnoteText"><span style="font-size: 9pt;"><br />
</span></p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/wwwpratichefilosoficheit-2/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;la Repubblica&#8221;, 14 marzo 2009</title>
		<link>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/la-repubblica-14-marzo-2009/</link>
		<comments>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/la-repubblica-14-marzo-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 18:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tizianopossamai.com/?p=3240</guid>
		<description><![CDATA[FILOSOFIA &#38; IDEE

DOVE IL PENSIERO ESITA
La teoria del &#8220;doppio vincolo&#8221; di Gregory   Bateson che divenne il punto di riferimento per la comunicazione,  la  sociologia, la filosofia e la letteratura. Di Tiziano Possamai  Ombre  Corte Pagg. 170, euro 15


]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #333333;"><strong><span style="color: #2f4f4f;">FILOSOFIA &amp; IDEE</span><br />
</strong></span></h3>
<p><span style="color: #333333;">DOVE IL PENSIERO ESITA<br />
La teoria del &#8220;doppio vincolo&#8221; di Gregory   Bateson che divenne il punto di riferimento per la comunicazione,  la  sociologia, la filosofia e la letteratura. Di Tiziano Possamai  Ombre  Corte Pagg. 170, euro 15</span></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/la-repubblica-14-marzo-2009/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;il Piccolo&#8221;, 3 marzo 2009</title>
		<link>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-3-marzo-2009/</link>
		<comments>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-3-marzo-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 17:28:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tiziano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tizianopossamai.com/?p=3207</guid>
		<description><![CDATA[La teoria del &#8220;doppio vincolo&#8221;
Il pensiero dell’etnologo, antropologo, sociologo, linguista e studioso di cibernetica britannico Gregory      Bateson (1904-1980) viene analizzato da Tiziano Possamai, ricercatore e docente a contratto all’Università      di Trieste, nel saggio ”Dove il pensiero esita” (Ombre Corte, pagg. 170, euro 15,00),  che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #2f4f4f;"><strong>La teoria del &#8220;doppio vincolo&#8221;</strong></span></h3>
<p><span style="color: #333333;">Il pensiero dell’etnologo, antropologo, sociologo, linguista e studioso di cibernetica britannico <em>Gregory      Bateson </em>(1904-1980) viene analizzato da <em>Tiziano Possamai</em>, ricercatore e docente a contratto all’Università      di Trieste, nel saggio <em>”Dove il pensiero esita” (Ombre Corte, pagg. 170, euro 15,00)</em>,  che esce      in libreria con il sottotitolo «Gregory Bateson e il  ”doppio vincolo”» e la prefazione di Pier Aldo Rovatti,      che  pubblichiamo qui accanto.<br />
La principale chiave di lettura del libro è  anche uno dei fili conduttori della sua      vita e del suo pensiero:  la ridefinizione. A partire dalla teoria del ”doppio vincolo”,  indispensabile per chiunque      si proponga di riflettere  approfonditamente sulla complessità di ciò che siamo e di quale sia il  nostro presente.      Una teoria - formulata in origine come ipotesi  esplicativa della schizofrenia - le cui applicazioni spaziano dalla  teoria      della comunicazione all’epistemologia, dalla sociologia alla  pedagogia, dalla letteratura alla filosofia</span></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tizianopossamai.com/2011/11/il-piccolo-3-marzo-2009/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
	</channel>
</rss>

